13 febbraio 2008

da non regalare a San Valentino

Parla d'amore e di donne Filippo Timi in E lasciamole cadere queste stelle (Fandango, 2007). Soprattutto di donne.
Un'idea per San Valentino? No, non direi.


Se in Tuttalpiù muoio (Fandango, 2006) questo giovane autore ed attore raccontava con uno stile spiazzante e selvatico quella corsa ad ostacoli che è la propria vita, nel suo ultimo libro Filippo Timi si concentra sull'altra metà del cielo, dando corpo ad un doloroso dizionario di storie ed inquietudini femminili.

Il linguaggio è molto poetico, ricercato - forse un po' forzato in certi punti - ma le situazioni, le emozioni descritte sono così vere, così reali che è impossibile non ritrovarsi in uno dei tanti racconti che si inanellano senza sosta, senza altro legame al di fuori dello struggimento che accomuna tutti, donne e uomini di carta e di carne.

Questo è uno dei passi che preferisco:

"Ho tenuto buoni per tanto tempo i cani della ragione, ma la luna è diventata più grande e il pianto dentro al corpo s'è fatto marea. Non riesco a trattenermi dall'allungare le mani verso le rose.
Anche se le spine sono belle grosse, io le mani le allungo ugualmente, anzi, sembra quasi che siano le spine ad attirarmi.
I rimorsi esistono per le persone che credono nel ritorno, che credono sia possibile stare sospesi in una caduta e magari anche salire all'insù.
Insomma per quelle persone che credono di avere più destini"

Filippo Timi, E lasciamole cadere queste stelle, 2007, Fandango

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