26 maggio 2008

un giorno vennero a prendere me


Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.

Bertolt Brecht, Berlino 1932

(Foto nordabrilo AF)

Ho sempre guardato con stupore chi crede che il mondo sarebbe un posto migliore senza questa o quest’altra cosa, senza questa o quest’altro individuo, senza questo o quel gruppo di persone.
E quasi ammiro l’ottimismo di chi è convinto che, eliminando ideologie religioni e credi d’ogni risma, cesseranno guerre e soprusi tra gli uomini.
Temo che la situazione sia ben peggiore. Temo che l’umanità avrà sempre bisogno di un Altro da odiare, di un Nemico. Perché? Forse perché il richiamo dell’odio è troppo forte in noi. O forse perché l’aggressività e la violenza sono legate al desiderio di potere; un desiderio, quest’ultimo, legato indissolubilmente al senso del piacere.
Ma ognuno ha le proprie risposte riguardo alla follia del mondo.

A questo proposito merita d’essere letto Costruire il Nemico di Umberto Eco, pubblicato su Golem di questo mese. Eccone alcuni stralci:


"Pare che del nemico non si possa fare a meno. La figura del nemico non può essere abolita dai processi di civilizzazione. Il bisogno è connaturato anche all'uomo mite e amico della pace.
Semplicemente si sposta allora l'immagine del nemico da un oggetto umano a una
forza naturale o sociale che in qualche modo ci minaccia e che deve essere
vinta, sia essa lo sfruttamento capitalistico, l'inquinamento ambientale, la
fame del terzo mondo. Ma se pure questi sono casi 'virtuosi', come ci ricorda
Brecht, anche l'odio per l'ingiustizia stravolge la faccia. [...]

Cercare di capire l'altro significa distruggerne il cliché, senza negarne o cancellarne
l'alterità. Ma siamo realisti. Queste forme di comprensione del nemico sono proprie dei poeti, dei santi, o dei traditori. Le nostre pulsioni più profonde sono di ben altro ordine. [...]

La visione più pessimistica in proposito è quella di Sartre in Huis clos. Da un lato possiamo riconoscere noi stessi solo in presenza di un Altro, e su questo si reggono le regole di convivenza e mansuetudine. Ma più volentieri troviamo quest'Altro insopportabile perché in qualche misura non è noi. Così che riducendolo a nemico ci costruiamo il nostro inferno in terra. Quando Sartre chiude tre defunti, che in vita non si conoscevano, in una camera d'albergo, uno di essi capisce la tremenda verità:
«Guardate che cosa semplice: insipida come una rapa. Non c'è tortura fisica, va bene? Eppure, siamo all'inferno. E nessun altro deve arrivare, qui. Nessuno. Fino alla fine, noi tre soli, insieme... Manca il boia… Hanno realizzato una economia di personale. Ecco tutto… Il boia, è ciascuno di noi per gli altri due».


Umberto Eco

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