30 settembre 2008

conversione sperimentale


























È fin troppo perfetta questa spettacolare pittura di Thomas Woodroof, non ho ancora capito se mi piace veramente.

Troppi ghirigori, troppi dettagli barocchi per i miei gusti.

E allora perché non riesco a staccarmene? Il quadro s'intitola Jupiter. The jolliest fellow you'll ever meet/ The saddest girl in the universe e fa parte di una collezione dedicata al sistema solare: una tela per ogni pianeta, ciascuna disposta su di un sistema motorizzato che la fa ruotare pian piano. L'opera capovolta rivela poi un altro volto, un'altra visione dello stesso corpo celeste. Mi piace molto quest'idea, fortunato chi la vedrà realizzata alla P.P.O.W. Gallery di New York.

Questo estroso Giove dalla doppia anima sembra contenere tanti, tantissimi altri mondi. Mi fa venire voglia di universi nuovi, e di cambiamenti.

Non che ci siano grandi cose all'orizzonte. Anzi sì, mi sto pian piano convertendo alla cucina vegetariana. A ben guardare, poi, non è che questo comporti una grande rivoluzione nella mia dispensa. Avevo iniziato a cedere davanti alle splendide ricette pubblicate su Veganblog; la resa definitiva è arrivata dopo aver visto il film Fast Food Nation e, soprattutto, dopo aver letto Sani fino a cent'anni (J. Robbins, Corbaccio).

Normalmente non avrei nemmeno considerato un libro con un titolo del genere, tipico di certa manualistica statunitense sempliciotta e inconcludente. Mi sono convinta a leggerlo solo per l'ottima recensione di Morgan Spurlock, regista di Super Size Me, e mi sono stupita per l'estesa ricerca medica, antropologica e sociologica fatta dall'autore. Impone una riflessione sulla responsabilità che abbiamo nei confronti della nostra salute, su modo in cui ci nutriamo e viviamo.
Un invito forte al cambiamento, attraverso azioni piccole e concrete.

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