28 gennaio 2010

il cuore è un gomitolo


Rose di sera, inserito da Norda Brilo
Era parecchio che non aprivo la pagina del mio "profilo" su questo blog. Ho sempre aggiornato le sezioni su libri e film in velocità, senza più prestare attenzione a quanto scritto tre anni fa nella mia presentazione.
Ebbene, oggi l'ho riletta da cima a fondo, e non mi sono riconosciuta. Mi ha infastidito l'entusiasmo ingenuo con cui riassumo in poche righe anni di studi, di viaggi, di piccoli progetti cui ho preso parte. Ho cancellato tutto.
Mi disturba perché è una parte di me che s'è persa - ed era una parte di cui andavo orgogliosa, perdiana.
Peggio, a disturbarmi è l'idea stessa del curriculum vitae, pretenzioso bignami formato A4 assemblato a fini commerciali.
Mai un accenno a qualcosa che vada oltre la superficie, nessun interrogativo su questioni essenziali tipo: riesci a sostenere uno sguardo? Quante volte al giorno riesci a sorridere, quand'è l'ultima volta che hai pianto? Sai far crescere un fiore, riesci a cucinare per un amico? Sai davvero regalare un abbraccio sincero, un bacio, sai apprezzare una carezza? Ti nascondi al pensiero della morte? Cos'hai sognato l'altra notte, a cosa pensi mentre cammini? Ma queste son cose da donnette, pensierucci da frustrati new age, mi dicono alcuni. Sarà.
Eppure tutti ci presentiamo al mondo ben mascherati, ciascuno nel suo ruolo, pronti a non mostrare che una parte piccina di noi stessi, censurando la complessità, appiattendo le discrepanze, dimenticando le sfumature.
Ricordo che, durante un incontro per discutere di un capitolo della tesi, il prof. Mario Nordio mi disse: "Le persone sono come gomitoli di lana. Quelli che facevano le nonne - hai presente? - mettendo insieme gli avanzi di fili colorati. Ecco, ti può capitare di prendere in mano un colore, e finire con un altro."


Non sono mai stata una studentessa particolarmente brillante, anzi, e seguire le lezioni di storia del professor Nordio a Ca' Cappello era per me una fatica indicibile. Come tutti, ero affascinata dalla sua personalità istrionica, dalla sua cultura vastissima, dal suo entusiasmo. Allora sapevo cogliere sì e no un terzo di quanto spiegava, per questo prendevo appunti come una forsennata, segnando ogni digressione, ogni battuta. Anche quella citata poco sopra.
E ora che non c'è più, gli dico GRAZIE. Per quello che non ho colto, per quello che ho saputo capire solo a distanza di anni. I maestri generosi, quelli capaci di aprirti finestre sul mondo, non sono facili a trovarsi. Davvero è stata una fortuna aver incrociato, nel gomitolo della mia vita, un filo così raro.

1 commento:

Iride Libera ha detto...

Tanti denigrano il pensare di chi vuole andare oltre la superficie perché sono stati denigrati a loro volta quando ci provarono. Così ripetono ciò che gli è stato detto, perché chi ha smesso di volare non sopporta di vedere ali spiegate, e nell'infelicità generale e autoindotta mostriamo una maschera ben lucidata, monocroma o vivace a seconda della moda, mettendo le discrepanze e le sfumature in una scatola pregando segretamente che un giorno vengano lanciate dalla griffe sociali e si possa rispolverarle, metterle alla luce del sole. Avere il filo di un solo colore.

Complimenti per il blog ;)