18 giugno 2010

la ballata delle donne

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli, le figlie, le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e pancia è cassa, che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.
Perché la donna non è cielo ma è terra,
è carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra ch'io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano,
la mia compagna, ti prendo per mano.

(E. Sanguineti, "Il Gatto Lupesco. Poesie 1982-2001", Feltrinelli)


Edoardo Sanguineti poeta, scrittore, traduttore è morto lo scorso maggio. Non lo conoscevo, così come non conoscevo questa sua ballata.
L'ho scoperta oggi, dopo un fine settimana passato a riconsiderare il senso e il valore del maschile, del femminile.
Non è arrivata a caso, quindi.
Queste strofe che cantano di donne per parlare agli uomini mi fanno confondere causa ed agente, e mi fan sfuggire di mano le definizioni formali.
Dopo aver cercato a lungo di definire e marcare i limiti della mia terra, sto perdendo sempre più il senso del confine. Non che la cosa mi dispiaccia.
Per esempio mi chiedo se classificare, definire, incasellare il mondo in quadrati sempre più piccoli, sempre più circoscritti e razionali, mi abbia aiutato davvero a trovare il mio posto.
Penso a quand'ero piccola, quando il cuore era aperto e la mente libera: non sentivo la distinzione tra me e gli alberi, i fiori, e tutte le cose piccole che solo i bambini sanno vedere.
Mio era il mondo, ed io sua.

Domenica scorsa, camminando in punta di piedi su un sentiero nel cuore verde dell'Umbria, sotto la luce abbagliante della luna, mi sono ritrovata circondata da tante, tantissime, splendide lucciole.
Sulla strada del ritorno ho avuto modo di riflettere sul significato simbolico dell'animale - la logica e l'intelletto hanno analizzato e sminuzzato a loro piacimento. 
Ma , in quell'esatto momento, non ho potuto far altro che trattenere il respiro e i pensieri, per godermi, finalmente, la magia.

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