6 agosto 2010

canzone per una sirena




Tim Buckley è stata la mia scoperta musicale dello scorso inverno. Saranno due settimane che non ascolto altro che Song to the Siren.
Sento questa canzone in macchina a tutto volume, durante il tragitto verso il lavoro, e poi a casa, mentre preparo la cena e attendo il giornale radio delle venti - perché sì, per la cronaca sono tuttora felicemente priva di televisore, e mai scelta fu più ponderata e opportuna di questa. Ho scoperto eccezionali trasmissioni come "Moby Dick", ho guadagnato più tempo per cose più importanti, e sto scoprendo un giornalismo più serio, pacato, migliore di quello televisivo.

Sto divagando... Tim Buckley, dicevo. Cercando sul web non ho trovato che varie versioni di questo video, in cui s'accompagna con la chitarra classica, voce calda e suadente.
Ma la mia versione preferita è quella dell'album Starsailor - cd che sto letteralmente consumando a furia di pigiare il tasto "repeat" - ed è ben diversa da questa: chitarra elettrica e, soprattutto, un uso della voce tale da farmi venir la pelle d'oca, che ancor meglio rende l'intensità e lo struggimento del testo, splendido in inglese quanto nella traduzione italiana.

Parla d'amore, questa canzone; del rischio che c'è in ogni incontro, nell'avvicinarsi all'altro; parla di una speranza di futuro così forte da lasciarsi alle spalle ogni remora, ogni paura.
Ecco, adesso dovrei concludere, dovrei scrivere una frasetta ad effetto che riassuma un po' il senso di questo post...

Invece non mi vien nulla. E, quindi, concludo qui.

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