30 ottobre 2010

tango d'ottobre


                                     foto Norda Brilo
Segni inconfutabili e incontrovertibili dell'arrivo dell'inverno: le cavallette cercano rifugio tra le foglie dell'Anthurium in soggiorno; le cimici si aggrappano alla tenda arancione sull'ingresso; le coccinelle si posano sui panni stesi ad asciugare; i centopiedi insistono nel volersi nascondere dietro il comodino, tra i miei libri di poesia.

E dire che prima non entrava nemmeno un insettino...
Quando il tempo lo permette, lascio sempre la porta di casa spalancata. Sentire il tepore del sole è un ottimo antidoto contro i momenti di malinconia. Mi dà l'idea che il confine di muri e ringhiere si faccia più labile, e che la mia casa piccina si apra al mondo.

Mi piace pensare che questo corrisponda ad un'apertura incondizionata del cuore, mi piace pensare che chi si barrica dietro complicati sistemi antifurto sia chiuso, sigillato ermeticamente anche al bello e al buono che nel mondo c'è.
Mi piace pensarla così... e nemmeno mi rendo conto di quanto sono presuntuosa. O sarà l'età, che rende vanesi?

Invece aprirsi all'altro è sempre un rischio. Come nelle parole della poetessa Siriana Maram Al-Masri:

Che sciocchezza!
Il mio cuore
ogni volta che sente bussare
apre.

(Ciliegia rossa su piastrelle bianche, trad. di François-Michel Durazzo, Ed. Liberodiscrivere, 2005)

Tener la porta di casa aperta è un rischio, perché significa rendere la propria vita permeabile agli sguardi pettegoli dei vicini.
Donare, donarsi è un rischio.
Ballare con qualcuno è un rischio, perché molto ha a che fare con la fiducia, col lasciarsi andare all'altro e con l'altro. 

A questo pensavo lo scorso sabato, mentre guardavo Mariano e Cosima Diaz Campos volteggiare in pista, stretti nell'abbraccio del tango.
Due grandi ballerini che sono anche coppia nella vita - oltre ad essere due splendide persone, ricche di cuore. Non mi fa molto onore ammetterlo, ma mi sono ritrovata a invidiare la forza del sentimento che li lega, e che sono riusciti a trasmettere con un'intensità tale da commuovere tutto il pubblico, me compresa.
Del resto, pure innamorarsi è un rischio - anzi il rischio per eccellenza - perché costringe ad affrontare le proprie paure, prima fra tutte quella d'essere feriti, come insegna la splendida leggenda eschimese della Donna Scheletro, che non mi stanco mai di leggere e rileggere. 

Ma questa, beh, è un'altra storia...

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