21 settembre 2011

into the white


Bianco, come il ghiaccio d'Islanda in questo clip di Bon Iver - che adoro, c'è bisogno di dirlo?
Bianco, come il colore dei bambini che ha sognato mio padre l'altra notte, bambini candidi ricoperti di neve che poco a poco riemergono dal freddo, riprendendosi la vita e la voglia di giocare.
Bianco come l'abito che stavo per indossare la scorsa settimana, lo stesso abito di mia madre.

E che ho rifiutato, all'ultimo.
No, l'abito di cui parlo non è quello da sposa - giàmmai! - bensì la divisa da infermiera.

Mercoledì scorso mi sono presentata all'università di Padova  - io, ultratrentenne, insieme a centinaia di diciottenni - per il test d'ammissione ai corsi di laurea delle Professioni Sanitarie, facoltà di Medicina.
Per sfida, ma non per gioco, ho portato con me solo quello che sono ora, il mio intuito, e i miei ricordi delle scuole superiori.
A sorpresa, ho fatto un ottimo punteggio: con ben 40 punti sono risultata vincitrice nella graduatoria di Infermieristica.

Però il mio obiettivo era altro, era Fisioterapia. Ho dovuto scegliere, quindi: accontentarmi d'infermieristica; oppure rinunciare, e, soprattutto, rischiare?

Mi prendo in contropiede, allora, e rischio.
Di sicuro, il solo atto dello scegliere mi ha dato una smisurata fiducia in me stessa, anche se sarà per un momento soltanto, anche se qualche voce dentro e intorno mi dice "approfittane, ingenua", anche se so che le mie possibilità sono ridicole ed è nella mia natura cercare il compromesso.

Ma ogni scelta non è che la speranza d'un cambiamento. 

Che altro può salvarci, in fondo, se non il pretendere il bene per noi stessi?
Il bene. Nulla di meno.

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