7 gennaio 2009

la guerra in giardino

Quand'ero piccola una delle cose più belle del giorno di Natale - oltre ai regali, ovviamente - era andare al cinema.

Si andava sempre al Cinema Quirinetta di Padova, un po' perché nei dintorni mancavano sale dignitose, un po' perché con l'occasione si andava a far gli auguri alla nonna e alle zie paterne.
E il cinema diventava così un viaggio, o forse una sorta di pellegrinaggio a tappe...
Tuttavia, resta il fatto che ancor oggi approfitto delle vacanze natalizie per grandi scorpacciate di film.

La pellicola migliore che ho visto è senza dubbio Il Giardino dei Limoni (Etz Limon, 2008) di Eran Riklis.
Si tratta di una storia al femminile incentrata su due donne, la palestinese Selma e l'israeliana Mira, vicine di casa e di cuore.
Non una parola tra loro, e tante differenze: una è vedova, l'altra è moglie di un ministro; una è ricca, l'altra povera; una è colta, l'altra non è riuscita a superare nemmeno i confini della propria lingua.
Tuttavia, entrambe hanno figli lontani - non solo geograficamente; entrambe piangono da sole; entrambe sono circondate da uomini che si contendono il medesimo, minuscolo giardino, sempre pronti ad armare le proprie parole compiaciuti, incapaci di vero sentire.

Splendida l'interpretazione di Hiam Abbas, attrice che ho ritrovato anche in L'ospite inatteso (The Visitor, diretto da Thomas McCarthy), storia dell'inaspettata amicizia tra uno stanco professore del Connecticut ed un clandestino Siriano, due uomini legati da un bizzarro filo musicale.
C'è tanta musica anche in Qualcuno con cui correre (Mishehu Larutz Ito, di Oded Davidoff), passione che lega la sedicenne Tamar al fratello, tossicodipendente incappato in una fantomatica "casa per artisti" tenuta dal peggiore trafficante di droga di Gerusalemme....

Contrasti e dissidi familiari anche nello stupendo Come Dio Comanda di Gabriele Salvatores, con il magnetico Filippo Timi a impersonare un padre irruento e arrabbiato; un'altra storia bellissima e disperata ambientata nel Nordest d'Italia, proprio come La ragazza del lago di Molaioli o, ancora, La giusta distanza di Mazzacurati (girato proprio qui, nella campagna bassopolesana!).

Cosa rende interessante queste pellicole? Il conflitto.
Tra vicini di casa, tra persone della stessa casa, tra persone di diversa nazionalità e via dicendo. Stanislavskij ci ha basato un metodo per l'attore. I telegiornali oramai basano la propria, morbosa esistenza sui conflitti bellici in corso nel mondo, un affare assai lucrativo - non solo per i mass media.
È iniziato da poco un nuovo anno, e intanto continuano gli ammazzamenti e le follie belliche umane ai diversi angoli del mondo.
Quindi, continuano anche i dibattiti, i blabla politici, gli inutili accanimenti mediatici.
Quando mi viene chiesta un'opinione al riguardo mi sento sempre in imbarazzo, non mi viene mai nulla di intelligente da dire. Ammesso che si possa dire qualcosa di davvero intelligente sulle guerre, due termini che, per il mio sentire, sono e sempre saranno in evidente contraddizione.
Ecco, giusto per restare in tema di film, mi viene in mente la fulminante battuta di Nicolas Cage a conclusione di Lord of War:

"Sapete chi si prenderà il mondo? I trafficanti d'armi, perché gli altri saranno troppo impegnati a spararsi".

Cinico, e terribilmente vero.

Nessun commento: