27 maggio 2010

sette vite


                                     foto Norda Brilo
Persino ai gatti, esseri flessuosi e di grande intelligenza, può capitare di fare uno sbaglio.
Venerdì, tardo pomeriggio.
Sto per aprire la porta di casa quando sento un miagolio fortissimo, straziante. Lascio le chiavi sulla toppa, mollo sul terrazzino le borse della spesa, volo giù dalle scale fino al pianterreno.
Il gatto della mia vicina è rimasto incastrato nella finestra a ribalta.
Dev’essere saltato dall’alto di un mobile pensando di riuscire a infilarsi nella stretta apertura a “V”; invece è scivolato, rimanendo bloccato sul ventre tra gli infissi e il battente della finestra, senza nessun appiglio per liberarsi. Fortunatamente arrivano anche i figli dei vicini, insieme teniamo la tapparella alzata e, dopo vari tentativi, riesco a sollevare la povera bestiola di peso e liberarla.
Rientro vittoriosa, con la sensazione d’aver fatto una buona azione.
Più o meno. A essere onesti, temo d’aver dato un pessimo esempio ai ragazzini, visto che per tutta la durata del salvataggio - tra graffi e morsi e soffi del felino impaurito e dolorante - mi hanno sentito imprecare come uno scaricatore di porto. Devo imparare a moderare il linguaggio, acciderbola.
C’è una lezione da imparare su questa faccenda, credo.
Forse si tratta di: “bisogna sempre saper valutare forze e distanze prima di buttarsi”? Oppure: “la fortuna aiuta i gatti audaci”? No, no, non mi convincono.
Piuttosto, mi vien da collegarla alle sette vite dei gatti, ecco.
Perché magari ne abbiamo sette anche noi, di vite, o magari di più ancora.
Perché si possono vivere più vite anche all’interno di quest’unica che ci è stata donata, e di questo sono convinta. Possiamo scegliere, se vogliamo.
E rinascere.

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