17 gennaio 2011

nelle case degli angeli


                      foto Norda Brilo

Ecco, ne ho combinata un’altra delle mie.

Stamattina, al terzo tentativo di spegnere la sveglia, ho urtato e fatto cadere a terra il mio angelo – proprio questa statuina di legno che si vede in foto.
Ho sentito un lievissimo crack, mi sono alzata in tutta fretta insolentando la mia sbadataggine, e infatti: una delle colombe s’è staccata, finendo sotto il comò.
In preda allo sconforto più grigio, ho tentato di rimediare il danno usando ben due tipi di colla (tra cui una falsissimamente pubblicizzata con la dicitura “presa-immediata-non-fa-fili”…) ma niente, non tiene.
Qualsivoglia suggerimento per la riparazione sarà immensamente gradito.

Ho trovato quest'angelo a Castelmonte, e l'ho portato a casa mia.
Mi aspettava in un negozietto di souvenir religiosi, educatamente annoiato, sperso tra chincaglierie di dubbio gusto e montagne di libri catechistici d'antan.
Ci siamo riconosciuti subito - abbiamo entrambi la medesima posa, lo stesso vezzo di andarcene in giro a braccia aperte, con lo sguardo rivolto alle nuvole.

Pausa.

La mia parte razionale, sempre poco propensa alla spiritualità e al magico, è vagamente nauseata da quanto ho scritto; giudica il mio linguaggio troppo melenso e gli angeli null'altro che consolatorie fantasie infantili.
Magari provo a raccontarle la leggenda del Santuario di Castelmonte, rimaneggiata a modo mio, chissà che la mia mente inquieta non si chéti un po'.

E dunque.

In un freddo giorno d'inverno il Diàul, il Diavolo, riemerge dalle profondità degli Inferi e posa i piedi e le mani artigliate sulle terre del Friuli.
Scrolla le sottili ali da pipistrello, stende il corpo muscoloso e grida forte il suo desiderio di sfidare l'Altissimo.
"Scendi dagli scranni del Paradiso, o Regina dei Cieli! Se ne hai il coraggio gareggia in volo con ME!".

Silenzio. La pelle del Diavolo, annerita dal dolore buio di tante anime perse, contrasta col candore immacolato della neve.
La Madonna appare, vestita d'oro e drappi ricamati, col Bambinello in braccio. Lo sta allattando, e non si cura di coprirsi il seno.
Forse per questo sorride, il Diàul? O forse perché nota che lui e la Vergine hanno entrambi la stessa pelle scura?
"Chi primo arriva sulla cima di Castelmonte, farà sua la città di Cividale! D'accordo? Via!".
Un battito di ciglia, e la Madonna col suo bimbo è già sul posto.
Ride forte il Diàul, ché tanto lo sapeva che avrebbe perso - impossibile battere una donna in una gara di volo - però lo stesso prova ad avvicinarsi, magari riuscirà a sfiorarle la veste, ma al solo pensiero appare l'Arcangelo Michele a scacciarlo con la bilancia e la spada.

Il Santuario che è ora meta di costanti pellegrinaggi venne eretto a ricordo di quella gara scellerata.
C'è la potente statua della Madonna Nera, col seno scoperto; c'è l'Arcangelo Michele, con le enormi ali spiegate, una spada infuocata nella mano sinistra e una bilancia d'oro nella destra, ben sollevata sopra Lucifero, quasi a dire che il male non si sconfigge con il male ma con l'equità, la giustizia.

Ho pregato anch'io. Affinché mi si aprano le ali della dignità e dell'orgoglio, a spazzare via le illusioni che fan confondere l'amore con la sofferenza; affinché si quieti il rancore che brucia la gola e getta il mio sonno tra sogni di lacrime.

Perché perdonare significa rinunciare all'ossessione di voler migliorare il passato.
Ho reso grazie ai molti angeli di ossa e carne e cuore che continuamente mi capita d'incontrare: angeli che mi abbracciano con parole forti e nuove, mi nutrono di zuppe calde, mi regalano favole, mi ricordano chi sono.

E, adesso, credo immergerò la mia parte razionale dentro un tè bollente al gelsomino, il che servirà a metterla in pace e garantirmi un buon sonno.
Good night, and good luck.

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