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sentimento, ragione, sentimento

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Nebbia. Sole, raramente. Nebbia e ancora nebbia. Fino all'ultimo, ero indecisa. Combattuta tra il senso del dovere e la curiosità, tra raziocinio e passione, alla fine ho lasciato vincere il primo trovando da sola un mucchio di scuse per non partecipare - troppa strada, troppo freddo, troppa nebbia, troppi soldi e simili, inutili quisquilie. E così ho rinunciato a partecipare al seminario tenuto al Teatro Nucleo da Cathy Marchand del Living Theatre ed incentrato su un loro vecchio lavoro, Mysteries and Smaller Pieces , rimesso poi in scena dagli stessi partecipanti lo scorso fine settimana. Ora, ovviamente, me ne pento. Il rimpianto - giacché non è altro che un sussurro infìdo e infingardo - mi si è insinuato dentro sotto forma di virus influenzale, motivo per cui non me la sono sentita di guidare per i (soliti) settanta chilometri che mi dividono da Pontelagoscuro: di conseguenza, mi sono persa pure lo spettacolo finale di venerdì, cui partecipavano parecchi laborianti&ami...

rendere visibile l'invisibile

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Non dureranno che un battito di mani questi arabeschi, ne sono sicura. Poi si dissolveranno soffiando piano, e un vento dorato li porterà via, creando geometrie nuove in un altro anfratto della pelle. Trovo di una raffinatezza incredibile l'opera dell' artista Yasmina Alaoui e del fotografo Marco Guerra , visibile sul loro sito One Thousand and One Dream . Straordinaria bodypainter , i lavori di Yasmina Alaoui mi riempiono gli occhi fin quasi ad illudermi che questi disegni già si trovassero nascosti sulle braccia e le dita lunghe della modella, e che l'abilità dell' artistia li abbia soltanto portati alla luce... Come se fosse riuscita a r endere visibile l'invisibile. Forse è proprio questo il senso profondo dell'arte, chissà. Vale anche per il teatro? Da quando ho ripreso i laboratori teatrali dopo la pausa estiva, non riesco a togliermi di testa questa domanda. Certo, rispetto a un anno e mezzo fa ho forse meno paure. A ben guardare, erano tutte ...

conversione sperimentale

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È fin troppo perfetta questa spettacolare pittura di Thomas Woodroof , non ho ancora capito se mi piace veramente. Troppi ghirigori, troppi dettagli barocchi per i miei gusti. E allora perché non riesco a staccarmene? Il quadro s'intitola Jupiter. The jolliest fellow you'll ever meet/ The saddest girl in the universe e fa parte di una collezione dedicata al sistema solare: una tela per ogni pianeta, ciascuna disposta su di un sistema motorizzato che la fa ruotare pian piano. L'opera capovolta rivela poi un altro volto, un'altra visione dello stesso corpo celeste. Mi piace molto quest'idea, fortunato chi la vedrà realizzata alla P.P.O.W. Gallery di New York. Questo estroso Giove dalla doppia anima sembra contenere tanti, tantissimi altri mondi. Mi fa venire voglia di universi nuovi, e di cambiamenti. Non che ci siano grandi cose all'orizzonte. Anzi sì, mi sto pian piano convertendo alla cucina vegetariana . A ben guardare, poi, non è che questo comporti una gr...

elogio della fuga

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Sto bevendo troppo caffé. Mi capita quando sono giù di morale. Due tazzine al giorno mi bastano per mettermi in uno stato di allerta continuo, e, quel che è peggio, mi rendono ancor più complicato dormire. All'aumentare dell'insonnia aumenta proporzionalmente il consumo di libri. E così finisco per sfogare la mia bulimia libresca ovunque, dall'ipermercato all'angolo al megastore Feltrinelli, scialacquando i miei risparmi in modo sconsiderato, vizio (forse) meno nocivo di altri ma certamente non meno dispendioso. Fortunatamente, questi miei acquisti compulsivi raramente mi hanno deluso. Cotanta voracità cartacea ha finito per allargarsi anche alle librerie di persone care, e, guarda caso, i migliori libri letti ultimamente mi sono stati consigliati e prestati da amici. Un chiaro segno del destino, mi sembra ovvio. Ho letteralmente divorato L'eleganza del riccio (E/O, 2007); mi sono poi gustata Né di Eva né di Adamo (Voland, 2008) fino all'ultimo segno di interp...

e in quel momento, guariamo

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Una sola cosa rimpiango dello scorso fine settimana, che ho trascorso a Parma per un seminario di Disegno Onirico tenuto da Maria Grazia dal Porto e Alberto Bermolen : non essere riuscita a scattare nemmeno una foto a questa coppia di pedagogisti eccezionali, con un'intesa ed una generosità fuori dal comune. Pazienza, mi consolerò coi loro libri - sto leggendo La Fiaba come risveglio dell'Intuizione e Verso una Pedagogia Olistica - anche se devo ammettere che mi capita spesso di pensarli, ho un'immagine di loro due ben chiara nella mente. Lui: argentino, due occhi intensi color carbone da sciamano. Ti guarda un attimo, trattieni il respiro, e sembra abbia già capito i tuoi guai. Lei: veneziana, il sorriso più dolce del mondo e due mani capaci di confortarti negli scombussolamenti della vita. Insieme, sono due persone in grado di risvegliare emozioni nascoste con cura in fondo al cuore; ti prendono per mano per aiutarti a vedere certi nodi dell'anima, e ti trasmettono...

felicità è una zucca gialla

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Inserito da Norda Brilo Adoro le zucche. Mio padre ha curato l'orto con amore, e questo ha risposto con esuberanza, facendo fiorire una cinquantina di zucche grosse e dolcissime. Accatastate con orgoglio davanti casa, si scaldavano placide al sole mentre aspettavano di dare vita a torte e sformati capaci di profumare una casa intera. Le zucche sono un pensiero piccolino, capace di farmi sorridere sempre, anche quando ho il morale sotto la suola delle scarpe. Ci stavo riflettendo proprio l'altro giorno, a questa cosa dei pensieri positivi, quando ho letto dell'eccezionale lavoro di Susan Parenti - collaboratrice di Patch Adams e fondatrice della Scool for Designing a Society -sul blog di Jacopo Fo : Susan Parenti, ricercatrice statunitense che utilizza la comicità e la clownerie come chiave di cambiamento comportamentale, ha osservato che una persona è in grado di parlare per tre ore di tutto quello che va male nella sua vita e la rende infelice. Ma se le si chiede che cos...

un giorno vennero a prendere me

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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare. Bertolt Brecht, Berlino 1932 (Foto nordabrilo AF) Ho sempre guardato con stupore chi crede che il mondo sarebbe un posto migliore senza questa o quest’altra cosa, senza questa o quest’altro individuo, senza questo o quel gruppo di persone. E quasi ammiro l’ottimismo di chi è convinto che, eliminando ideologie religioni e credi d’ogni risma, cesseranno guerre e soprusi tra gli uomini. Temo che la situazione sia ben peggiore. Temo che l’umanità avrà sempre bisogno di un Altro da odiare, di un Nemico. Perché? Forse perché il richiamo dell’odio è troppo forte in noi. O forse perc...