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la notte dei fuochi

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Cercavo giusto d'addormentarmi l'altra notte, mentre in lontananza rimbombavano i fuochi d'artificio - una sagra patronale? qualche festa artificiale creata ad hoc per celebrare la fine dell'idillio vacanziero? - e m'è venuta un po' di nostalgia al pensiero della settimana precedente. Poco prima di ferragosto mi sono decisa a partecipare ad uno dei seminari teatrali proposti in occasione della Notte Nera . Mi chiamava troppo forte, questa cosa, e così sono partita, senza una vera cognizione di quello che m'aspettava, sei ore in coda sull'Adriatica infestata di turisti rancorosi, fino ad arrivare a Serra de' Conti, vicino a Senigallia. Lì, per una settimana, io e altre trenta persone di svariate nazionalità, età e professioni ci siamo fatti travolgere dall'energia di Javier Cura , danzatore argentino di incredibile talento e carisma. È stato faticoso per me, tanto più che in questo periodo non sono esattamente al massimo della forma psicofisica, ...

dietro le quinte, per la prima volta

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C'erano i chilometri, quelle strade lunghe di campagna che da qui a Jolanda di Savoia, e poi da Copparo a Ferrara sembravano non finire mai. C'erano le chiacchiere in macchina, roba da donne: ripassiamo canzoni e poesie, ci regaliamo confidenze, accendiamo chiacchiere come lumini per tenerci sveglie. C'erano l'ansia, e la stanchezza. Poi è arrivata domenica 14 giugno. Via in macchina, ancora una volta, noi tre: Paola, Federica ed io. Ripassiamo le canzoni, ridiamo un po'. Il sole è a picco, la gente è già in spiaggia, la strada vola e arriviamo al Teatro Nucleo . Facciamo le pulizie, tutti insieme. Prove generali, tensione. Mancano un paio d'ore, e allora si va al parco di fronte, seduti tutti appiccicati per farsi coraggio, all'ombra degli alberi, col Po lì vicino che ascolta le nostre risate e le nostre piccole paure - oddio dimenticherò le battute, sbaglierò la coreografia, inciamperò nel vestito. Ecco, manca un'ora: pronti, via, tutti dentro. Dietro ...

una preghiera

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candele Inserito originariamente da Norda Brilo Tra tutte le immagini che ho visto sul disastro che ha colpito l'Abruzzo, ce n'è una che non dimenticherò. I vigili del fuoco scavano, estraggono un uomo dalle macerie. Tra la polvere, le rovine, appare un uomo, null 'altro addosso che un paio di slip. Prima ancora che possano mettergli una coperta sulle spalle, l'uomo abbraccia il suo salvatore, strettissimo, e inizia a singhiozzare. Il vigile del fuoco lo consola, lo stringe a sé come un bimbo, gli accarezza la testa. Quei due uomini abbracciati, quel pianto di sollievo dopo la fatica e la disperazione, resteranno l'emblema di questo terremoto. Dono quel che posso a chi rimane e dovrà ricominciare e ricostruire, dono le mie preghiere a chi se n'è andato. Con la speranza che una tragedia simile non accada mai più.

due mani per ascoltare

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Quali sono state gli incontri più importanti della vita, quelli che davvero mi hanno segnato? Frugo nei pensieri. Voci, parole, spezzoni di frasi - alcune sì, me le porto ancora addosso. Ricordo cose di quando avevo tre, quattro anni appena, e ne sono sempre stata orgogliosa. Tuttavia, non mi sembra abbastanza. A ben guardare, tra le parole che si son fissate nella memoria ci sono tante sciocchezze, tante cose insensate che a distanza di anni non riesco più a collocare. Sconforto totale. Davvero, ero convinta di ricordarne molte di più, soprattutto molto più significative. Però, insomma, i ricordi non sono fatti solo di parole. Buon segno: non voglio che le persone mi restino nel cuore solo per quello che dicono . Ho ricordi di odori, di sapori, di sensazioni. A pensarci bene, le persone il cui ricordo è più forte non sono quelle che mi hanno parlato, bensì quelle che mi hanno toccato, o che io ho toccato . Nel senso più semplice, fisico, banale del termine. Ho il ricordo dei corpi, de...

amore cosciente, ovvero le tragicomiche avventure di una danzatrice sbilenca

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Mi capita sempre più spesso di buttarmi nella danza libera, a casa, dopo il lavoro. Sta diventando un bisogno, una preghiera. Mescolo stili, esploro quel che mi permette il mio corpo e improvviso con gli oggetti, anche. Convinta che fosse inutile lamentarsi per la mancanza di spazio dove ballare, ho iniziato a pensare allo spazio ristretto del soggiorno come una fonte di idee, anziché un elemento di disturbo. E così cerco di integrare nell'improvvisazione - un po' danzando e un po' teatrando - le sciarpe sull'attaccapanni o le sedie; oppure uso il muro o lo schienale del divano per provare a darmi slancio. L'altra sera, durante una di queste mie goffe evoluzioni ho scaraventato a terra un intero ripiano di libri. E anche qualche vecchia bomboniera. Tra l'altro, ancora non mi è chiaro ancora il come . Erronea valutazione delle distanze? Sbadataggine cosmica? Inconscia antipatia verso le suppellettili inutili? Probabilmente. Ad ogni modo, mentre raccoglievo i vo...

la guerra in giardino

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Quand'ero piccola una delle cose più belle del giorno di Natale - oltre ai regali, ovviamente - era andare al cinema. Si andava sempre al Cinema Quirinetta di Padova, un po' perché nei dintorni mancavano sale dignitose, un po' perché con l'occasione si andava a far gli auguri alla nonna e alle zie paterne. E il cinema diventava così un viaggio, o forse una sorta di pellegrinaggio a tappe... Tuttavia, resta il fatto che ancor oggi approfitto delle vacanze natalizie per grandi scorpacciate di film. La pellicola migliore che ho visto è senza dubbio Il Giardino dei Limoni ( Etz Limon , 2008) di Eran Riklis. Si tratta di u na storia al femminile incentrata su due donne, la palestinese Selma e l'israeliana Mira, vicine di casa e di cuore. Non una parola tra loro, e tante differenze : una è vedova, l'altra è moglie di un ministro; una è ricca, l'altra povera; una è colta, l'altra non è riuscita a superare nemmeno i confini della propria lingua. Tuttavia, ent...

sentimento, ragione, sentimento

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Nebbia. Sole, raramente. Nebbia e ancora nebbia. Fino all'ultimo, ero indecisa. Combattuta tra il senso del dovere e la curiosità, tra raziocinio e passione, alla fine ho lasciato vincere il primo trovando da sola un mucchio di scuse per non partecipare - troppa strada, troppo freddo, troppa nebbia, troppi soldi e simili, inutili quisquilie. E così ho rinunciato a partecipare al seminario tenuto al Teatro Nucleo da Cathy Marchand del Living Theatre ed incentrato su un loro vecchio lavoro, Mysteries and Smaller Pieces , rimesso poi in scena dagli stessi partecipanti lo scorso fine settimana. Ora, ovviamente, me ne pento. Il rimpianto - giacché non è altro che un sussurro infìdo e infingardo - mi si è insinuato dentro sotto forma di virus influenzale, motivo per cui non me la sono sentita di guidare per i (soliti) settanta chilometri che mi dividono da Pontelagoscuro: di conseguenza, mi sono persa pure lo spettacolo finale di venerdì, cui partecipavano parecchi laborianti&ami...